Normativa
Italiana
ed Europea
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Attualmente gli apparati radio in tecnologia Spread Spectrum e la banda di frequenza dei 2.4 GHz sono regolamentati a livello della Comunità Europea in maniera precisa.
Nel 1991 la CEPT (Conferenza Europea sulle Amministrazioni Postali e di Telecomunicazioni), che ha l'obbiettivo a lungo termine di armonizzare l'uso delle radiofrequenze all'interno del mercato Europeo, promulga la "raccomandazione" T/R 10-01 che poi viene recepita dalla ERC (Commissione Europea delle Radiocomunicazioni). Questo testo contiene delle specifiche sul tipo di apparati denominati RLAN (radio Local Area Network) riguardanti il tipo di tecnologia che deve essere utilizzata, la banda di frequenza riservata e la potenza massima di trasmissione degli apparati. Raccomanda inoltre agli Stati membri di non esigere alcuna tassa di concessione covernativa: |
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".....CEPT Member Countries shall not require an individual licence for use of Wide Band Data Transmission Systems using spread-spectrum technology terminals" |
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Naturalmente in Italia si è pensato bene di accogliere le raccomandazioni sulla limitazione di potenza (e quindi di portata) ma di ignorare quelle sulla concessione e di metterci una bella tassa......
In ambito della Comunità Europea, e quindi anche in Italia, vige la regolamentazione dell' ETSI (Istituto Europeo per lo Standard delle Telecomunicazioni) al quale la Comunità Economica Europea ha riconosciuto la capacità di emanare regolamenti tecnici nel settore delle telecomunicazioni esecutivi per tutti i paesi della Comunità. Il regolamento che disciplina gli apparati Spread Spectrum e l'utilizzo della banda ad essi assegnata è l' ETS 300-328; questo regolamento contiene tutte le caratteristiche tecniche che gli apparati devono rispettare per poter operare in ambito Europeo ed ottenere l'omologazione ETSI dopo una serie di complessi test che devono essere svolti da un laboratorio accreditato.
L'assegnazione della frequenza per questo tipo di apparati è regolamentata dal Decreto del 26 Marzo 1998 e precisamente: |
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Vista la legge 1° Luglio 1997, 1997, n. 189, con la quale è stato convertito in legge il decreto-legge 1° maggio 1997, recante disposizioni urgenti per il recepimento della direttiva dell'Unione europea 96/2/CE in particolare l'art. 2, comma 1, con il quale viene dato al Ministero il potere di emettere provvedimenti in materia di ripartizione delle frequenze;
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Visto il decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1997, n.318, approvativo del regolamento per l'attuazione di direttive comunitarie nel settore delle telecomunicazioni;
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Vista la raccomandazione CEPT T/R 10-01, relativa ai sistemi di trasmissione a larga banda utilizzanti la tecnica a dispersione di spettro nella banda dei 2,5 GHz
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Art.1
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2. Alla tabella del piano nazionale di ripartizione delle radiofrequenze, allegato al decreto ministeriale 31 Gennaio 1983 citato nelle premesse, sono aggiunte le seguenti note:
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<<(75B) Frequenze della banda 2.400-2.483,5 MHz possono essere usate dal Ministero delle comunicazioni per reti locali per trasmissione dati a larga banda con tecniche a dispersione di spettro in accordo con la raccomandazione della CEPT T/R 10-01>> |
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In Italia purtroppo se le cose non vengono complicate (e tassate) non vanno bene quindi gli apparati in Spread Spectrum sono regolamentati (per modo di dire) da una modifica di un Decreto Ministeriale del 1981 (!). Precisamente: |
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MINISTERO DELLE POSTE E DELLE TELECOMINICAZIONI
Decreto Ministeriale 18 Dicembre 1996
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Art. 5
All'art. 5 del Decreto Ministeriale 18 Dicembre 1981 è aggiunta la seguente lettera: "n) per radiocollegamenti denominati radio L.A.N. (Local Area Network), realizzati a mezzo di apparecchiature con tecnica di modulazione a spettro diffuso (spread spectrum) o con tecnologia DECT (digital european cordless telecommunication), relativi a impianti nell'ambito di ambienti confinati e con l'esclusione di impianti interconnessi a rete pubblica: L. 500.000 per canone base annuo e L. 50.000 per ogni terminale collegato.
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